MENÙ ADULTI

Mercoledì 6 novembre ore 21.00

Il Filo delle donne Venexiane

4° appuntamento Work in progress A-Dama
ideazione di Chiarastella Seravalle
testo di Angela Demattè
regia di Georges-Philippe Danan
musica di Rachele Colombo
video di Massimiliano Ciammaichella
consulenza storica di Doretta Davanzo Poli
produzione Arte-Mide

Arte-Mide è un’associazione culturale di ricerca e produzione teatrale. Lavora sull’immagine femminile e la storia sociale delle donne, che si è evoluta nel corso dei secoli, per riflettere sulla figura della donna di oggi. L’associazione è costituita da diverse figure professionali specializzate nei settori del teatro, pittura, fotografia, scultura, musica, cinema e sartoria dell’arte. Obiettivo primario è quello di valorizzare la cultura popolare, veneziana e veneta, attraverso la parola, la lingua, il canto, il recupero di tradizioni andate perdute, o spesso dimenticate, che si rimettono in gioco nella possibilità di assegnare loro inediti significati. Il primo progetto prodotto e presentato in alcuni musei civici veneziani si intitola Il filo delle Donne Venexiane: un intreccio di performance teatrali articolate, vero e proprio work in progress che ha debuttato con Lilith: l’origine della donna a Palazzo Mocenigo il 22 febbraio 2008. Di seguito il progetto è proseguito con Anzola Mare e Zeffirina Voria, che ha debuttato a casa Goldoni il 9 e il 10 maggio 2008. Arte-Mide, dopo questi significativi appuntamenti legati alla storia evolutiva della donna, intende dar voce ad una figura femminile che fin dall’antichità ha valorizzato e caratterizzato l’arte del filo a Venezia: la merlettaia, con l’inedito progetto Virginia, A-Dama, da mettere in scena al Museo del Merletto di Burano.

Venerdì 15 novembre ore 21.00

Misurabilia

una produzione ART(H)EMIGRA SATELLITE
di e con Laura Moro, Pippo Gentile, Matteo Cusinato

Inno ad una bellezza altra, Misurabilia ironizza sulla necessità tanto umana quanto riduttiva di catalogare e leggere regole laddove non ci sono che eccezioni, dove l’urgenza di definire cela spesso la paura dell’ignoto e del diverso, un desiderio di controllo, retaggio dell’uomo occidentale/colonizzatore. Quando nasce l’assunto secondo cui la realtà è conoscibile in modo soddisfacente solo quando è traducibile in dati? La negazione del valore assoluto di misure, categorie e modelli diventa matrice stilistica e si riflette in un linguaggio scenico che accosta movimento, suono e immagine, rovesciando ruoli e competenze all’interno della stessa opera. Moro e Gentile, scandagliano l’immaginario collettivo della “coppia”, in viaggio tra cliché triti e ritriti: nel tentativo di conoscersi, all’interno di una contemporaneità iper informata, non riescono a superare i modelli di riferimento, sono presi dal dato e dalla forma che scambiano per realtà ultima. Attraverso il confronto delle reciproche differenze, i due interpreti scoprono un “codice dello scarto” attraverso cui, finalmente, comunicare. Ne nasce un fraseggio di segni che sembra celare reconditi significati. Ma l’entrata in scena del tecnico-musicista, Matteo Cusinato, rimette tutto in discussione: ci sono altre dimensioni e parametri di cui tener conto! Il dato fisico non risolve. Ci si rivolge quindi al ragionamento astratto e con esso il passaggio dal movimento alla parola è inevitabile: ci si ragiona sopra chiamando in causa storia, scienza e tradizione. Il “percorso scenico” di Misurabilia si muove seguendo uno sviluppo drammaturgico che si evolve dal codice, sotto forma di danza e parola, alla ricerca dell’ibrido, dove ciò che non è identificabile con una precisa categoria si traduce in celebrazione del “mostro”, in una composizione dove s’incontrano ricerca visiva, sonora e cinetica.

Sabato 1 febbraio ore 21.00

Prima assoluta
Cuor

dalle parole di Rina Cavalieri, perlèra di Castello
associazione attore…si nasce?
con Eleonora Fuser
ricerca storica di Maria Teresa Sega – Associazione rEsistenze
canti di Giuseppina Casarin
testo e regia di Sandra Mangini
in collaborazione con mpg.cultura

Clementina Cavalieri (1914-2001) originaria di Castello, trasferita poi a Mestre-Villaggio San Marco negli anni ’60. Personalità forte e vitale della cultura popolare veneziana, in particolare del mondo comune delle donne: il mondo della calle (Calle dei Preti in Via Garibaldi) e del campo, dimensioni della vita quotidiana femminile, con difficoltà e disadattamento trapiantata in terraferma. Figlia di una impiraressa, fin da ragazzina fu avviata dalla madre a vari lavori, come era consuetudine per le ragazze del popolo: aiutante in laboratori di moda e di scialli, impiraressa. Durante la guerra ottenne un posto di operaia dell’Arsenale presso l’isola della Certosa; organizzò con altre 7 donne il soccorso ai soldati italiani prigionieri nelle navi tedesche ancorate in bacino. Intervistata varie volte da Maria Teresa Sega nell’arco di dieci anni (1986-1996), il suo racconto intreccia in modo inestricabile ricordi famigliari e dimensione sociale, suggestioni di quella cultura popolare veneziana al femminile (fatta di storie, di pettegolezzi, di momenti ludici e di lavoro) e contaminazioni culturali eterogenee, portate dal cinema, dalle canzonette, da cantastorie di passaggio o dai romanzi acquistati a puntate e passati di mano in mano.

Venerdì 7 febbraio ore 20.00

Special Price

di Valeria Raimondi e Enrico Castellani – Babilonia Teatri
con Carlo Presotto e Matteo Balbo
produzione La Piccionaia – I Carrara

Il brano Special Price è tratto da PAROLE PER LA TERRA

PAROLE PER LA TERRA è un progetto sul rapporto fra l’uomo e la Terra, che nasce dalla collaborazione fra il Napoli Teatro Festival Italia 2009 e il Festival della Scienza di Genova. Lo spettacolo sviluppa le domande sul futuro del pianeta che il Festival della Scienza ha proposto ad alcuni esperti. Con la loro consulenza, il gruppo di artisti coordinato da Carlo Presotto dà vita ad un percorso non lineare fra i diversi argomenti trattati. Il cibo è un’ossessione del nostro tempo: cosa mangiamo, quando mangiamo, quanto mangiamo, perché mangiamo, dove mangiamo, con chi mangiamo? Cosa, quando, quanto, perché, dove, con chi. Sono domande che possono declinare ogni argomento, ma associate al cibo fanno impressione anche senza che le risposte vengano date. Sono sufficienti da sole per aprire degli scenari che fanno paura o che fanno ridere. Accumuliamo, sprechiamo, inventiamo, facciamo di un bisogno un capriccio, di una gioia un dolore, di un’arte un pasticcio. “Io ho la pancia, Carlo ha la pancia, usciamo dalla pancia; mangiare è necessario, mangiare è un piacere mangiare è un diritto; la gola è un peccato, chi avanza nel piatto è viziato, quello che scade viene buttato…

e a seguire

The Cut tuk Show

di e con Martina Cortellazzo
musica Nicola Conte
montaggio musicale e suoni Roberto Lanciai
disegno luci Enrico Berardi
costumi Martina Cortellazzo

Una cuoca ci conduce  lungo  il confine tra i movimenti quotidiani del cucinare e quelli astratti della danza attraverso una ricetta. A partire dal tono asciutto e tecnico del “Pollo marinato alla chutney di prugne e zenzero”, caratterizzato dai precisi ed unici gesti della cucina, c’è un solo modo per eseguirli correttamente, “accadono”, quasi in modo scisso ed inconsapevole del corpo, delle fratture nella presenza e nei gesti della cuoca. Come se il mondo della cucina diventasse il luogo in cui gradatamente prendessero piede divagazioni fisiche appartenenti ad un altro inconciliabile mondo. The Cut tuk show è l’interrogazione di un corpo nella giungla della cucina/vita verificando, tra oscillazioni e spaesamenti, la possibilità di trasformarsi in una cuoca danzatrice.

Venerdì 21 febbraio ore 21.00

La cinghiala di Jesolo

drammaturgia di Tiziano Scarpa e Marta Dalla Via
con Marta Dalla Via
luci e suoni di Roberto Di Fresco
costumi di Licia Lucchese
scene di Diego Dalla Via

“Non mi sono serviti il mare e neanche la luna, per raccontare la mia favola, perché era ambientata negli appartamenti, negli scantinati dei negozi di alimentari, con il pavimento di cemento che faceva sempre quella sabbietta quando ci trascinavo i piedi sopra, ma completamente diversa dalla spiaggia dove stavo raccontando la mia favola. C’era una volta una ragazzina molto ingenua quasi minorata mentale, si chiamava Cristina. Cosa ridete, che è una storia triste”.

Venerdì 14 marzo ore 21.00

 

Arbeit

una produzione Teatro Bresci
con Anna Tringalli
regia e drammaturgia di Giorgio Sangati

Nicoletta è una ragazza come tante, un ragazza semplice, un ragazza di provincia. La vita le ha dato poco e quel poco se l’è dovuto conquistare, è cresciuta in fretta. Ha imparato subito che il lavoro fa l’uomo, che senza non si può stare, non si deve. Ha scoperto che la felicità non si compra e che e va conservata con cura perché è fragile, molto. Le è stata rubata questa felicità, fatta a pezzi, calpestata. Ma Nicoletta è una ragazza forte perché ha ancora l’incoscienza di rischiare, di sognare che le cose, forse, si possono cambiare, ha il coraggio, raro, di dire no, di difendere la dignità di essere uomini perché il lavoro non rende liberi. In scena sulla sedia di una sala d’aspetto di una clinica, una giovane attrice e il suo talento, la sua generosità nel darsi fino in fondo, nel raccontare un mondo, il nostro che purtroppo ha ancora bisogno di eroi.

Venerdì 28 marzo ore 21.00

Danzica

di e con Paolo Tizianel, Cinzia Pietribiasi, Marco Tizianel
luci e musiche originali di Paolo Tizianel
supervisione alla regia Vasco Mirandola

Un nord-est di cieli opachi, di albe attonite, immobili, di svincoli autostradali, di amori infecondi come l’asfalto, di sfiati. I colori smarriti in una patina di bianco, accecante come nebbia, una prigione. La luce è irreale, non sa di pulito, fa male agli occhi. Anche la polvere di cui si parla è bianca, Bianca che si inietta in vena. Ci vorrebbe qualcosa di rosso vicino. In una Padova psichedelica, tre storie si srotolano, si smarriscono per poi ritrovarsi e perdersi di nuovo. Testi sofferti, dettati da un’urgenza fisica tale da far quasi accavallare le parole. Parole provate, passate per la carne, vere. Si entra nello spettacolo come con la punta di un cucchiaio che si fa strada tra la crosta di una creme brulè. Ecco la città, le strade, i palazzi, i bagni della discoteca e Danzica, Danzica dannata, Danzica disperata, Danzica salvezza, Danzica da iniettare, Danzica da dimenticare. Più che uno stare è un cadere. C’è commozione, come per un albero abbattuto o un uccello ferito. Eppure in questo naufragio c’è fame di realtà, di amore, di speranza.

Venerdì 4 aprile ore 21.00

Marga

spettacolo di danze classiche dell’India
di e con Marianna Biadene (danza bharatanatyam), Atmananda Giri (danza kuchipudi)

Lo spettacolo Marga (“via”, “percorso”) presenta una selezione di brani tratti dal repertorio classico delle danze indiane kuchipudi e bharatanatyam. Marga corrisponde al format tradizionale con cui a partire dal 1800 venivano presentate le danze rituali del tempio. I diversi elementi tecnici ed espressivi del repertorio sono presentati in una progressione via via più complessa che accompagna lo spettatore attraverso le forme astratte e narrative della danza: dapprima il ritmo, poi la melodia, e infine la melodia e il ritmo in relazione al testo poetico.  Tutti gli elementi della rappresentazione concorrono alla creazione del rasa (succo, essenza, sentimento). Questa progressione scandisce il rito di consacrazione attraverso cui lo spazio scenico diviene spazio sacro, e riflette un articolato sistema di corrispondenze simboliche: la danzatrice avvicina gradualmente la divinità, muovendosi dallo spazio esterno al tempio a quello interno del sanctorum, dove incontra la contemplazione diretta dell’idolo. Al processo di visualizzazione/disvelamento del divino corrisponde infatti il percorso artistico-estetico che culmina nell’evocazione del rasa.

Venerdì 9 maggio ore 21.00

OLTRE LA FRONTIERA – Concerto per uomo-gabbiano e altre rapsodie

chitarra e effetti di Diego Vio
riprese e regia digitale di Lazlo Licata
regia e voce recitante di Savino Liuzzi

Tutto accade nell’attimo. IsolaAtelier nasce dall’ispirazione di un gruppo di amici e dall’opportunità di alleare forme d’arte con altrettante generazioni di artisti. L’intento e l’oggetto di sperimentazione trovano rifugio in un misterioso atelier sui tetti di Venezia e nelle isole della laguna. In questi luoghi incantati le arti si incontrano per indagare il processo primigenio della creazione, migliorarsi e ispirarsi a vicenda. L’improvvisazione e il lavoro di squadra ormai in auge da alcuni anni hanno portato spontaneamente all’esplorazione di un”esibizione dal vivo multiforme. Questa versione del concerto vuole essere un luogo di ritrovo delle arti per ”fare l’amore”, come in sogno quando cancelliamo i confini della razionalità, liberi e forse più reali di prima. Lo sguardo attento dell’orizzonte incrocerà le note selvagge di una chitarra, il riverbero della poesia diventerà colore sulla tela e l’atmosfera che ci legherà sarà una festa. Come direbbe Jonathan Livingston, ogni essere umano custodisce un sentimento autentico grazie al quale è in grado di raggiungere il cielo e l’universo, oltrepassando i limiti imposti dalle proprie ali, oltre la frontiera delle possibilità.